Nel 1796 il Nord Italia fu teatro dello scontro tra l’armata guidata da Napoleone Bonaparte e gli eserciti del Sacro Romano Impero, Stato Pontificio e Regno di Sardegna.
Lo scontro terminò con la vittoria del generale corso sulle truppe delle antiche monarchie europee, i popoli cisalpini nell’estate del 1797 ottennero così la proclamazione della Repubblica Cisalpina.
Le tanto attese e agognate: libertà e democrazia si rivelarono ben presto un abbaglio, conquistato con immensi ed inutili sacrifici. I cisalpini capirono troppo tardi di aver barattato una tirannia per un'altra, che gli impose solo sudditanza economica e politica.
Il Cantone Ticino era anch’esso oggetto dei desideri napoleonici in ragione della sua particolare configurazione geografica. Era infatti considerato un baluardo difensivo nonché la porta della  Svizzera.

Per fronteggiare un eventuale conquista da parte della neonata Repubblica Cisalpina, l’allora Balivo Jost Remy Traxler, lungimirante figura originaria del Cantone Nidwaldo, in accordo con il suo consigliere Giuseppe Stockmann ed appoggiato dalla (Dieta di Aarau), istituì nel marzo 1797 il primo nucleo di difesa composto da valorosi giovani del Borgo.

Storia

Quei giovani abbracciarono la causa cittadina senza troppe esitazioni, consci di quale fosse la posta in gioco: la libertà.
La chiamata alle armi non tardò ad arrivare ed infatti ebbero ben presto modo di dimostrare il loro valore sul campo di battaglia respingendo con fermezza e determinazione l’invasione delle truppe cisalpine.
Il contemporaneo Landfogto Traxler, così ci descrive l’attacco:
...

” Il 14 gennaio alle 4 di notte corse improvvisamente la voce che i Cisalpini erano in marcia contro Lugano, e che realmente si erano vedute fiaccole a Campione, questo Corpo dei Volontari si pose, il meglio possibile, in condizioni di difesa. Ma non prestò piena fede alla cosa: ciò nonostante si mandarono fuori degli esploratori, che poi tornarono con la notizia che così era veramente; ed infatti i Cisalpini sbarcarono prima del far del giorno, tra le 5 e le 6. Si fece suonare immediatamente la generale e si ordinò di suonare a stormo in tutte le chiese, come pure qui in Castello.
I Cisalpini si avanzarono sin verso il Grande Albergo, dove si trovavano i signori Rappresentanti, misero un posto in quel vicolo contro “Le Corps de garde” e fecero fuoco sulle guardie, che risposero con energia, cercando di impedire con un distaccamento l’ingresso dell’albergo, però troppo tardi.
Mentre giravano dietro l’angolo, cadde un colpo sul distaccamento, che uccise sul posto il giovane Taglioretti...
...”In seguito tutto il Corpo dei Volontari accorse, ed i Cisalpini furono obbligati a deporre le armi come prigionieri nel quartiere dei Rappresentanti, cosa che ebbe luogo alla condizione di lasciarli partire liberamente, il che subito avvenne. Nel frattempo furono disposte ovunque delle scolte.
Si sono trovati qua e là 25 fucili, con 2 bandiere tricolori, che furono portate alla guardia principale; dopo di che, per prevenire altri avvenimenti, si rizzò sulla piazza l’albero di libertà svizzero”...

 

Oggi è una targa posta in Via Canova, a ricordare il fulgido esempio di coraggio e spirito patriottico costato la vita al giovane Taglioretti e quegli eventi passarono alla storia come i “Moti di Lugano”.
È questo episodio che indubbiamente riuscì a far comprendere agli “amici” confederati quanto fosse forte la lealtà dei ticinesi ed in particolare dei Luganesi. Ormai pronti a giurare per la Confederazione venne concesso alla Città il simbolo della democrazia: l’albero della libertà apposto nella Piazza Riforma.
Napoleone non poté quindi ignorare l’autodeterminazione del popolo luganese permettendo con la stesura del famoso “Atto di Mediazione”, l’integrazione del Ticino in seno alla Confederazione Elvetica.

Il corpo costituito come milizia della città ebbe alterne fortune, fino al suo oblio avvenuto nella seconda metà dell’800.
Nel 1928, il Municipio di Lugano, in occasione del Tiro Federale di Bellinzona e grazie alle insistenze dell’allora Comandante Emilio Vegezzi, decise di ricostituire il Corpo, attribuendogli uno Statuto e promuovendolo a Guardia d’Onore della Città di Lugano.

 
 
 
 
 
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